martedì 19 luglio 2011

Roaring Twenties, gli anni irresistibili

Dopo anni di privazioni e paure della guerra, gli anni ’20 si aprono come una nuova epoca di benessere e ottimismo. L'energia che caratterizzò gli aspetti di questo particolare periodo storico, andò ad interessare l'aspetto sociale, quello artistico ma soprattutto quello del dinamismo culturale di un'epoca ritenuta per molti versi irripetibile.
Il senso di libertà e speranza porterà a chiamare questo decennio gli anni ruggenti "Roaring Twenties".
Nel campo dell’abbigliamento per la prima volta la moda si apre alle masse e cessa di essere riservata ad un elite. La nascita dei grandi magazzini portano novità nell’abbigliamento accessibile a tutti e nuovi tessuti sintetici, come il rayon, cominciano a diffondersi abbassando considerevolmente il prezzo di alcuni capi.
I progressi tecnologici manifatturieri portano alle prime calze trasparenti e al proliferare dei cosmetici, lanciando la moda delle labbra rosso fuoco e del mascara per occhi "smoky eyes".

La moda viene influenzata dalla passione per le geometrie, e l'arte e all’architettura da una sorta di razionalismo. Gli abiti diventano semplici, i tessuti morbidi, la vita è bassa, on maggior libertà nei movimenti, le linee sono dritte, le gonne sempre più corte, gli abiti da sera sono senza maniche, in tessuti leggeri e velati, come chiffon, tulle, seta e organza impreziositi con perline e frange. I cappelli sono piccole cloche calzate fino alle sopracciglia e capelli per la prima volta vengono tagliati sempre più corti talvolta alla maschietta.
E' l’ideale di bellezza che cambia radicalmente la donna deve avere seno e vita inesistenti e fianchi stretti, come un'eterna adolescente, le curve vengono sostituite delle linee dritte e iprimi reggiseni, che fanno la loro apparizione proprio in questi anni, sono infatti progettati per schiacciare il seno invece che valorizzarlo.
Lentamente i rigidi schemi vittoriani andaro ad incrinarsi, i membri della società vittoriana si videro minacciati da tre fattori principali:

la riforma dell'abbigliamento

la riforma sull'educazione femminile
le donne lavoratrici




Il grande Gatsby
"Almeno una volta ogni quindici giorni un'intera squadra di fornitori arrivava con centinaia di metri di tela e lampadine colorate sufficienti a trasformare il giardino enorme di Gatsby in un albero di Natale. Sulle tavole dei rinfreschi, guarnite di antipasti scintillanti, i saporiti prosciutti al forno si accatastavano, coperti da insalate dai disegni arlecchineschi insieme a porcellini e tacchini ripieni, trasformati come per magia in oro cupo. Nel salone principale era impiantato un bar con un'autentica ringhiera di ottone, stracarico di gin e di liquori e di cordiali di marche dimenticate da tanto tempo che quasi tutte le invitate erano troppo giovani per poter conoscere. Alle sette è arrivata l'orchestra, non una cosetta di cinque elementi, ma un intero mucchio di oboe e tromboni e sassofoni e viole e cornette e flauti e tamburi grandi e piccoli. Gli ultimi bagnanti sono ritornati dalla spiaggia e stanno vestendosi disopra; le macchine arrivate da New York sono disposte su cinque file lungo il viale; già le sale e i saloni e le verande sono sgargianti di colori e di pettinature nuove e strane e di scialli che superano i sogni di un castigliano....."
(da Il grande Gatsby di F.S. Fitzgerald - 1925)


Il romanzo di Francis Scott Fitzgerald, il grande Gatsby, acquista i contorni di una fonte storicamente preziosa proprio per capire le motivazioni di questo grande irrepetibile periodo. Fu grazie a questo progetto narrativo che Fitzgerald riuscì a rivelare la sostanza e la verità dello sfarzo delle feste di Gatsby restituendone pienamente l'atmosfera di quegli anni irresistibili. Il libro fu pubblicato nel 1925 ma racconta l'estate del 1922. Rivedere la macchina giallo-crema foderata all'interno di cuoio verde, il mare buio e la villa di fiaba a Long Island e i durevoli beni a cui Gatsby (il romantico gangster in flanella bianca) affida la riconquista della volubilissima Daisy Fay (automobili, radio e costruzioni residenziali) è un modo non solo per raccontare la vicenda individuale del Grande Gatsby ma anche per fornire uno squarcio interpretativo molto efficace nel decifrare la congiuntura economica degli anni Venti negli Stati Uniti, dove i nuovi consumi di massa dilagarono in modo incomparabilmente superiore a quanto avveniva in Europa. Non c'era un reddito pro capite sufficiente a sostenerli in modo stabile, ma per le euforie di quegli anni (incarnatesi nel Grande Gatsby) questo non era un problema. Come l'eroe di Fitzgerald deve fingersi ricco per riconquistare l'avida Daisy, così l'America degli anni Venti per potersi permettere auto, radio e villette unifamiliari, per non essere esclusa da quel mondo luccicante, deve indebitarsi e speculare.



Il Jazz, lo Swing , le Big Band e il Be Bop

Nel 1926 il Savoy Ballroom aprì ad Harlem e divenne il punto di riferimento del Jazz e dello Swing. Chick Webb “inventò” la prima star vocalist: Ella Fitzgerald.
A Chicago successe la stessa cosa con Earl Hines, Charles Cooke, David Peyton ed Erskine Tate. Queste sale da ballo divennero il posto di esibizione ideale delle Big Band cominciarono a diffondersi anche i balli quali la rumba, il tango, il mambo, la samba e il cha-cha introducendo nelle grandi orchestre nuovi elementi di ritmica.
Nei bar si diffuse invece una versione ridotta della Big Band, il cosiddetto “Combo” cinque o sei strumenti che suonava un jazz più soft. I rivali dei combo nei bar furono i pianisti solisti in quanto molti bar preferirono continuare la tradizione dei saloon e dei bordelli nata a New Orleans. Nel 1932 Duke Ellington scrisse “It don’t mean a thing if it ain’t got that swing” e fu la nascita ufficiale del genere. Due anni dopo, Commodore e Blue Note furono le prime etichette discografiche dedicate interamente al jazz. Lo swing comincia a delinearsi verso la metà degli anni venti, un nuovo stile che mescolando la musica di New Orleans e quella di Chicago diede origine a questo nuovo modo di fare jazz.
La parola Be Bop (a volte Re Bop) è un suono onomatopeico che imita una frase di due note dell’intervallo di quinta diminuita tipico delle nuove armonizzazioni usate dai Bopers, ma fa riferimento, nel linguaggio gergale anche ai termini di rissa, coltellata o rivolta. Rivolta nei confronti dello swing commerciale che si manifesta suonando senza un programma, un fraseggio nervoso, frammentato e velocissimo con nuove soluzioni armoniche e ritmiche indiavolate. L’obiettivo dello swing e delle grandi orchestre (e soprattutto delle case discografiche) era stato quello di non far pensare alla guerra e ai problemi sociali con una musica allegra, spensierata e da ballo. I musicisti neri che militavano in queste orchestre avvertono però l’esigenza di svincolarsi dagli arrangiamenti rigidi delle Big Band e di esprimersi più liberamente per manifestare la loro ribellione a quel mondo di finta allegria. Ecco allora che alcuni di loro, dopo il lavoro in orchestra si riuniscono in piccole formazioni (combos) formate da tre/sette elementi per sperimentare nuove soluzioni armoniche e nuovi arrangiamenti.



















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